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Una mia amica abruzzese mi ha voluto dire:

NON E’ ANTIPOLITICA, E’ ANALFABETISMO POLITICO

Dunque, Napolitano ha detto: “Il web non è il luogo della politica”. Se questi fossero tempi normali vissuti da gente normale non ci sarebbe niente da commentare. Ma siccome questi sono tempi bizzarri vissuti da gente stravagante, puntuale si è scatenato il campionato degli insulti. Ecco cosa ribatte la piccionaia: “Ma se lui non sa nemmeno che è!”

In realtà è esattamente il contrario: Napolitano sa esattamente il posto che occupa il web nella dialettica democratica, i cyberpoliticanti no.

E non è colpa loro: è della scuola. Colpevole di non riuscire a far capire agli studenti quello che c’è scritto nei libri di storia.

Eppure basta spiegare loro da piccoli come erano organizzati i piani della convivenza nell’antica Grecia per tirare un po’ su il livello del dibattito. Allora, in Grecia lo spazio politico si divideva in tre livelli e nelle democrazie è tuttora così: oikos (la casa); agora’ (la piazza); ecclesia (l’istituzione comunitaria). L’oikos era lo spazio privato, l’ecclesia era lo spazio pubblico, l’agorà lo spazio pubblico/privato. In altri termini l’oikos erano i fatti tuoi e la sfera pubblica non lo poteva invadere, l’ecclesia era dove si prendevano le decisioni politiche e l’agorà era la piazza, cioè dove si formava la pubblica opinione. Era un luogo né pubblico (perché non si prendevano decisioni vincolanti per tutti i cittadini lì, anzi non se ne prendevano affatto), né privato (perché comunque l’agorà influenzava con il dibattito le decisioni politiche). E da allora la democrazia funziona così. in base a questo schema, secondo i cyberstraccapiazze (espressione anglo-abruzzese per definire l’area inconcludente del web), dove si dovrebbero collocare i socialnetwork? Nell’oikos? Acqua! nell’ecclesia? Acqua, acqua! Nell’agorà? Fuoco! Si possono prendere decisioni politiche nel web? Non diciamo scemate: nelle democrazie le decisioni si prendono in base a regole e procedure condivise, se no finisce in cagnara e come tutti dovrebbero sapere, in base al semplice buon senso, nelle cagnare vincono i più forti e prepotenti. Esiste un contatore ufficiale dei clic? Esiste un regolamento per stabilire inequivocabilmente se una proposta politica è accolta o rigettata? C’è una legge che attribuisce al web qualche competenza decisionale, consultiva o di controllo? E allora non è un’istituzione, mi dispiace, ma non c’è niente da fare. Perciò Napolitano non ha proferito nessuna bestemmia nel dire che  il web-agorà non è un luogo politico: è un luogo di democrazia, come tutti gli altri luoghi dove si fa dibattito e si forma l’opinione pubblica. E allora chi è che non capisce che cos’è il web, Napolitano o i cybermilitanti? Napolitano ha solo voluto richiamare a non confondere i piani: il web e la piazza si ascoltano e bisogna ascoltarli pure bene, ma non producono, né è desiderabile che producano (per le considerazioni che facevo prima), decisioni politiche.

Incomincio a sospettare che il problema della democrazia in Italia non sia l’antipolitica: è l’analfabetismo politico.

Posted 1 day ago
bretmichaels:

On behalf of Bret, his family and everyone at MEGI, our thoughts and prayers are with Ava and her family, who has taken a turn for the worse. We are asking all of our fans, friends and family to please say a prayer and send a well wish for Ava. Thank you!

bretmichaels:

On behalf of Bret, his family and everyone at MEGI, our thoughts and prayers are with Ava and her family, who has taken a turn for the worse. We are asking all of our fans, friends and family to please say a prayer and send a well wish for Ava. Thank you!

Posted 1 day ago

bretmichaels:

Please continue to send prayers and well wishes for my friends, Ava and her family. Please read and sign her guestbook here: http://www.caringbridge.org/visit/avaholder

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allthingseurope:

Over the roofs of Rome (by jackfre2)

Posted 2 days ago

Google rompe il cazzo ai siti di file sharing P2P Torrent Trackers insieme alla GDF Italiana.

Google rompe il cazzo ai siti di file sharing P2P Torrent Trackers insieme alla GDF Italiana.

WEB

Google, pugno duro coi pirati
250mila link rimossi ogni settimana

Mountain View rilascia il numero di reclami ricevuti per rimandi a siti dal contenuto illegale e apre uno spazio per la richiesta di intervento. Microsoft in cima alla lista dei più colpiti

IL MOTORE DI RICERCA più utilizzato nel mondo è anche quello che inevitabilmente raccoglie più collegamenti a contenuti pirata. Lo sanno bene a Mountain View, visto il volume di richieste di rimozione di link che Google riceve. Un dato che fa parte del report sulla trasparenza del gigante del web, che da quest’anno mette uno strumento in più a disposizione dei detentori di diritti d’autore.

Pugno duro.
Per ribattere alle accuse di negligenze nella lotta alle violazioni di copyright, ed evitare fastidiose conseguenze legali, Google ha inserito all’interno del report sulla trasparenza anche una nuova sezione dedicata alla rimozione dei link effettuata su segnalazione. Secondo i numeri esposti, ogni settimana vengono rimossi dai database oltre 250 mila link che conducono ad opere “piratate”. Google ha reso noti i nomi dai quali riceve il maggior numero di richieste: a guidare la classifica è un po’ a sorpresa Microsoft, anziché multinazionali dell’intrattenimento.

Redmond in testa. Microsoft è l’azienda che colleziona più link pirata, con oltre 500 mila collegamenti rimossi. La maggior parte delle copie illegali, in generale, riguarda prodotti software. L’intrattenimento viene dopo. Seguono infatti Nbc universal, dall’associazione delle industrie discografiche Riaa, i discografici inglesi.
La maggior parte delle violazioni avviene mediante il sito Filestube (circa il 43 per cento dei link cancellati), e poi  Torrentz.Eu e 4shared. Fred von lohmann, uno dei responsabili della gestione dei copyright, ha ricordato come circa il 97 per cento delle richieste di cancellazione venga generalmente accolto da Google in un tempo medio di 11 ore.

(26 maggio 2012)

WEB

Chiuso KickassTorrents
un altro colpo al P2P in Italia

Inibizione all’accesso della popolare piattaforma torrent per gli utenti italiani, dopo le operazioni di blocco per Pirate Bay, BtJunkie e Linkstreaming. Si tratta di un blocco Dns, non difficile da aggirare. Il sito generava un guadagno stimabile in oltre 8 milioni di dollari l’anno

CAGLIARI - Un altro sito per il “Peer to peer”, lo scambio di file da utente a utente, non sarà più raggiungibile dall’Italia. La Guardia di Finanza su provvedimento emesso dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, ha inibito l’accesso agli internauti nazionali sul portale Kickasstorrents, uno dei principali siti di scarimento di “torrent” per lo scambio dei file. Si tratta comunque di un blocco a livello Dns, e quindi facilmente aggirabile da chi ha un minimo di dimestichezza con la Rete. Ma di fatto, digitando l’indirizzo nel borowser, il sito risulta irraggiungibile.

Dopo l’operazione The Pirate Bay nel 2008 e la definitiva chiusura dei battenti di Btjunkie nel febbraio 2012, le Fiamme Gialle hanno agito su questa terza piattaforma, con sedenelle Filippine e server sparsi in tutto il mondo. L’operazione, denominata “Last Paradise”, segue quelle denominate “Little angel” per il sito Linkstreaming e “Poisonous Dahlia” per Btjunkie.

Il sito, forte dei suoi 10 milioni di torrent attivi, riceve oltre tre milioni di visite giornaliere da tutto il pianeta e l’Italia sinora era il terzo Paese per provenienza di utenti alle spalle solo di India e Usa. Centinaia di migliaia di italiani usavano regolarmente ogni giorno la superpiattaforma digitale pirata per scaricare musica, film, videogiochi e software. Kickasstorrents è una delle piattaforme più aggiornate, con le ultime uscite commerciali e in contemporanea con le anteprime cinematografiche.
Kickasstorrents (o Kat, come meglio noto ai websurfer) ospitava numerosi banner pubblicitari, producendo guadagni per i gestori stimati in oltre 8,5 milioni di dollari l’anno. 

(24 maggio 2012)